Van De Weyden - DEPOSIZIONE

  1. Colori a olio su tavola di 220x260 cm eseguito nel 1435. Attualmente al museo del Prado a Madrid.

  2. Commissionato dalla gilda (corporazione) degli armaioli (balestre in particolare).

  3. Sui due angoli in alto si possono veder dei simboli che riproducono le forme di due balestre e alcuni vedono raffigurata nelle forme del corpo di Cristo la forma di una balestra.


 

  1. Spettacolarità.

 

Quanta bellezza, quanto piacere fisico ha messo Wan De Weyden partendo da una situazione di dolore?

Qui il dolore c’è, ed è immenso.

Wan De Weyden lo rende umano, contenuto, non c’è disperazione, anzi, c’è luce. C’è il piacere del colore, vedi il blu del vestito di Maria o il rosso della veste di Giovanni o ancora la pelliccetta raffinata di Giuseppe di Arimatea. Perché questa bellezza di colori?

Perché buttare dentro tutta questa energia? C’è movimento, colore, forme, il reale, il mondo com’è e come lo percepiamo, c’è luce e c’è dolore.

C’E’ IL DOLORE, MA NON DISPERAZIONE.

Ci sta raccontando una tragedia? Ci vuole commuovere?….NO

  1. Allora cosa sta succedendo?  COSA CI STA RACCONTANDO?

 

  1. Se cerchiamo, alla fine ci arriviamo.  VEDIAMO UNA CADUTA. UNA CADUTA FANTASTICA: NON VIENE DEPOSTO SOLO IL CRISTO, MA VIENE DEPOSTO UN MONDO INTERO.

  2. Nessun personaggio ha i piedi per terra, sono tutti a metà di un gesto che stanno facendo.

  3. Tutti stanno cadendo, nessuno guarda in alto: Maria cade, i vestiti cadono, le lacrime cadono, Maddalena cade. Non fanno che cadere. Ci sta raccontando un movimento dell’anima, non una caduta che fa male: è un deporsi, uno staccarsi, un commiato, è come rimettere i piedi dove avrebbero dovuto stare.

 

VIA LA CROCE, VIA I CHIODI, C’E’ LUCE IN QUESTO DOLORE, C’E’ LUCE E GIOIA DI VIVERE.

 

Insomma, Wan de Weyden ci dà uno spunto in più per pensare, pensare al nostro ruolo, alla nostra vita e alla vera felicità.

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