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Storia in pillole  fatti del passato per interpretare il futuro

 Antiochia 115 d.c.

Le legioni romani guidate dall’imperatore Marco Ulpio Traiano

occupavano, in quell’anno, Antiochia (una città dell’Asia Minore),

proprio quando si scatenò uno dei più terribili terremoti dei

tanti che si succedettero in quelle terre.

Dapprima, improvvisamente, scoppiò un fragore immenso, al quale seguì una violentissima scossa di terremoto; la terra si sollevò interamente e gli edifici furono sbalzati dalle loro sedi: alcuni di essi crollarono dopo essere stati spinti verso l’alto e si sgretolarono, mentre altri, dopo essere stati sollecitati da più direzioni, si capovolsero come se fossero in balia di un maremoto, e l’onda d’urto si propagò per un lungo tratto anche nei luoghi aperti.

Traiano fuggì attraverso una finestra dell’abitazione in cui si trovava, grazie a una creatura dalle dimensioni sovrumane che lo prese e lo portò fuori, cosicché se la cavò con ferite lievi.  - (Cassio Dione, Storia romana, libro LXVIII trad. di A. Stroppa) -  

I palazzi e tutte le costruzioni erano crollate, l’acquedotto era danneggiato, la città era cosparsa di morti e feriti. L’imperatore Traiano radunò i suoi uomini di fiducia per valutare la situazione e decidere cosa fare.

Il nipote Adriano (futuro imperatore) interpretò il pensiero di tutti consigliando all’imperatore di lasciare la città e spostare le truppe in un’area più lontana e sicura: Antiochia è completamente distrutta, presto cominceranno i saccheggi e con tanti morti e feriti arriveranno le malattie. Il sistema di rifornimento d’acqua è fuori uso. In pochi giorni scoppieranno i tumulti per la mancanza di cibo e acqua”.

Costatando che suo zio restava immobile con le mani sui fianchi aggiunse: Per di più, augusto, la terra potrebbe ricominciare a tremare e forse questa seconda volta non avremo tanta fortuna”.

Gli sguardi erano tutti posati su Traiano, aspettavano

una sua decisione.

“No, noi non ce ne andremo nè oggi nè per molti altri

giorni ancora. Non sarò colui del quale si possa dire

che, davanti a un terremoto, ha abbandonato gli

abitanti di una città alla propria sorte, a un destino

non diverso da quello descritto da Adriano: morte,

panico e caos. Se restiamo e lottiamo tutti insieme,

uniti, allora potremo ribaltare questa terribile serie

di avvenimenti".

 

Traiano parlava con una forza d’animo che lasciava ammutoliti: Cosa penseranno di me, dell’esercito di Roma, di tutti noi se scappiamo come bambini spaventati? Che opinione si faranno gli abitanti di Antiochia e quelli di altre città e colonie? Penseranno che siamo stati prudenti? No, penseranno che Traiano ha avuto paura, che siamo scappati abbandonando tutti. Antiochia ci ha accolto come base d’appoggio per le operazioni contro l’Armenia e la Mesopotamia; e adesso che Antiochia ha bisogno del nostro aiuto vogliamo abbandonarla?”

Si organizzarono così i soccorsi e la ricostruzione

fu possibile grazie alla lungimiranza di

Marco Ulpio Traiano che, con la partecipazione di tutti,

consentì alla città in ginocchio di rialzarsi.

I fatti sono storicamente provati e i dialoghi, pur se

probabili, sono frutto di fantasia; ma concreta e

reale fu la decisione dei romani di restare a

soccorrere gli abitanti e contribuire alla ricostruzione.