s. sebastiano

Chi fu? Cosa fece? Perché veniva invocato contro le pestilenze?

Le notizie storiche sulla sua vita sono scarse. Sant’ Ambrogio  fa risalire la sua nascita a Milano nel 263 circa da madre milanese e da padre di Narbona (nella Francia meridionale); era stato educato nella fede cristiana.

Si trasferì a Roma dove intraprese la carriera militare, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale, i pretoriani. Era stimato per la sua lealtà e intelligenza dall’ imperatore Diocleziano, che non sospettava fosse cristiano. Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte.

Tuttavia, Sebastiano fu denunciato come cristiano e condotto davanti a Diocleziano. L’imperatore, vedendo conferma della voce per cui nel palazzo imperiale erano presenti cristiani, persino tra i pretoriani, lo condannò a morte.

Denudato e legato ad un palo venne trafitto da numerose frecce. Gli arcieri, credendolo morto, lo abbandonarono in pasto agli animali selvatici.
Poco dopo, la nobile Irene andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura: i cristiani infatti usavano fare così, a costo di essere arrestati a propria volta. La donna si accorse che il tribuno non era morto: lo fece trasportare in casa propria e lo curò.

Sebastiano riuscì a guarire e non ascoltò chi gli consigliava di lasciare Roma e mettersi in salvo, ma si ripresentò all’imperatore, che stava salendo al tempio del Sole Invitto, rimproverandolo della sua condotta contro i cristiani. Diocleziano ordinò allora che fosse flagellato a morte: il corpo fu gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo. Era l’anno 304 d.c.

La notte dopo, il martire apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era approdato il suo cadavere. Essa lo fece recuperare e seppellire accanto alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Fino a tutto il VI secolo, i pellegrini che vi si recavano visitavano anche la tomba del martire Sebastiano, la cui figura era per questo diventata molto popolare.

Nel 680 si attribuì alla sua intercessione la fine di una grave pestilenza a Roma: da allora fu considerato il terzo patrono della città, dopo i due apostoli Pietro e Paolo, e cominciò a essere invocato contro le pestilenze.

Il suo culto si diffuse ampiamente nel medioevo come santo protettore dalla peste, anche perché la religiosità popolare vedeva in S. Sebastiano colui che aveva saputo resistere alle frecce del martirio e il morbo della peste si riteneva che colpisse esattamente come un colpo di freccia, per la perentorietà e la gravità con cui l’individuo veniva ferito. Gli antichi, infatti, credevano che la peste fosse causata dalle frecce.

Insieme a S. Rocco e alla Vergine compone un’inequivocabile triade a difesa dei fedeli contro la peste.

Nell’arte

Inizialmente S. Sebastiano veniva raffigurato come un uomo maturo vestito come un soldato romano ma nel rinascimento, in  seguito a una leggenda secondo cui era apparso in sogno a un vescovo nelle sembianze di un efebo, pittori e scultori cominciarono a raffigurarlo come un bellissimo giovane nudo legato a un albero.

 Innumerevoli sono le opere d’arte che lo raffigurano: il soggetto offriva infatti una possibilità di mettersi alla prova nella raffigurazione di corpi atletici, specialmente agli scultori. Anche Michelangelo Buonarroti, nell’affresco del “Giudizio Universale”, ne offrì un’interpretazione personale, quasi guerriera: lo immaginò nudo e possente come un Ercole, mentre stringe in pugno un fascio di frecce.

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