Epidemia del 1629/31 a Oggiono – II°parte.

Le voci di episodi di peste in tutta la zona e nel milanese si susseguono. A fine anno (1629) una lettera della curia milanese esorta i Vicari e i parroci e i confessori delle pievi ad ammonire attraverso il pulpito, o altro, chi per paura di qualche incomodo, o altro danno, tengono nascosto il morbo contagioso proprio o d’altri, oppure occultano roba infetta o sospette di contagio, perché questo risulta non soltanto il danno particolare degli infermi che muoiono senza gl’ opportuni rimedi dell’anima e del corpo, ma anche un danno pubblico mettendo in maggior pericolo la salute pubblica.  (Notiamo come gli ammonimenti e le raccomandazioni siano simili a quelli che in questi tempi di coronavirus si sentono ripetere).

Il cardinale Federico Borromeo ricorda inoltre che un comportamento ligio alle regole ha più effetto se accompagnato da preghiere, digiuni penitenze e altre opere pie delle comunità.

Durante l’inverno l’epidemia di peste subì una battuta d’arresto, era risaputo che i rigori invernali contenevano la virulenza del morbo, ma ci si volle illudere che la fase critica fosse passata.

Si iniziava l’anno 1630 con timore e speranza in modo altalenante, ammettere l’esistenza di un’epidemia non era una decisione facile da adottare, neppure oggi, proprio per le pesanti implicazioni sociali ed economiche che questo comporta.

I medici che proclamavano l’esistenza della malattia erano visti male e dovevano affrontare l’ostilità della popolazione. Si racconta di un caso avvenuto a Busto Arsizio, di un medico che denunciò la presenza di peste e morì ammazzato.

Purtroppo, col sopraggiungere del caldo, i casi di morte ebbero un’impennata, nonostante le tante messe cantate e le processioni a cui tutta la popolazione partecipava.

Oggi sappiamo cos’è e da chi veniva la peste, ma allora non lo si conosceva. Si sapeva che aveva a che fare con la pulizia e le condizioni igieniche a livello empirico, ma non si pensava alle pulci, le quali, grazie ai topi, veicolavano il batterio fino all’uomo. Nessuno faceva caso a qualche morso di pulce, ancora oggi si dice:  cosa vuoi che sia, l’è ‘na piada d’un pules” .

Le morti di peste aumentarono per tutto l’anno1630 e anche l’anno successivo, colpendo indistintamente famiglie più povere e ricche, forse in maggior misura quelle ricche e più benestanti. Come era possibile se la diffusione del morbo dipendeva dalle condizioni igieniche, dalla scarsa e insufficiente alimentazione, che molte famiglie ricche venissero così duramente colpite?

La spiegazione più probabile è che essi venivano a contatto con lanaioli, cavalcanti, contadini e commercianti di ogni genere. Conservavano riserve di lanerie, tappeti, maglie, e altri prodotti ricettacolo di pulci che col loro morso o escrementi trasmettevano la peste. Così come potevano essere pericolosi i sacchi di grano, farina e lana accatastati nei magazzini, perché erano il rifugio e il cibo preferito dei topi.

Non c’erano cure, chi veniva colpito moriva quasi sempre in pochi giorni. Si adottarono i tradizionali sistemi di isolamento dei sospetti malati rinchiusi nei lazzaretti, si sbarravano porte e finestre delle case dei contagiati, si bruciavano i vestiti e i materassi. Chi poteva scappava lontano e si rifugiava in campagna. La pestilenza imperversò fino a tutto il 1931.

A Oggiono e Imberido su una popolazione di 1400 abitanti circa nel triennio 1629-1631 morirono di peste il 30% degli abitanti.

  • Nel 1629 si ebbero 106 morti

  • Nel 1630  “       “      143   “

  • Nel 1631  “        “      105 “              ( ma solo fino al 15 agosto perché la registrazione si   ferma a  agosto a causa della morte del prevosto Marco Aurelio Grattarola che teneva il conto dei decessi. Si ipotizza che dal 15 agosto al 31 dicembre ci siano da conteggiare altri 80 morti circa).

  • La media dei morti nel decennio precedente era di 40-45 all’anno.

 

Chi volesse maggiori dettagli e approfondire l’argomento sui fatti raccontati può consultare il libro IL DRAMMA DELLA PESTE di Natale Perego, da cui abbiamo preso alcuni spunti.

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