Deposizione Borghese di Raffaello –

Committente: Atalanta Baglioni.

Un’ opera ricca di riferimenti storici, politici e teologici, datata 1507.

Per capire quest’opera bisogna conoscere la storia della famiglia Baglioni, signori di Perugia, da tempo dilaniata da faide interne fra due rami della famiglia.  Atalanta sposa Grifoni Baglioni, suo cugino e capo del “ramo” al potere, che viene però ucciso in un agguato quando il figlio Federico, chiamato Grifonetto, è ancora piccolissimo. Prendono il potere gli zii Guido e Rodolfo, escludendo Grifonetto.

I componenti del ramo della famiglia Oddo Baglioni esclusi dal potere ordiscono una congiura per uccidere tutti gli odiati parenti.

L’ occasione è il matrimonio del giovane Astorre (figlio di Guido) con Lavinia Colonna/Orsini.   

Riescono a coinvolgere nella faida anche il giovane Grifonetto, facendogli credere che il cugino Gianpaolo insidia sua moglie, la bella Zenobia.

La festa nuziale dura 12 giorni; i congiurati, fingendo un rappacificamento con gli antichi rivali, riescono a mettere in atto il piano proprio l’ultima notte. Entrano nel palazzo Baglioni e fanno una strage. La vicenda passa alla storia come le nozze rosse. Riesce però a salvarsi in modo rocambolesco Gianpaolo Baglioni, il più pericoloso, con Adriano e Gentile Baglioni, che raggiungono Masciano e ricevono rinforzi di circa ottocento cavalieri e mille fanti.

Il giorno seguente Atalanta, saputo della strage del ramo della famiglia, ripudia il figlio Grifonetto, che inutilmente chiede perdono.

Intanto Gianpaolo entra a Perugia con le sue truppe e uccide nella via principale il Grifonetto, unico dei congiurati restati in città.

La madre Atalanta accorre con la moglie Zenobia per soccorrere il figlio che sta per morire e lì, nel momento più drammatico, si riconciliano e si perdonano a vicenda.

I personaggi.  La maddalena sarebbe Zenobia, la Madonna che sviene sarebbe Atalanta, il bel giovane che tiene le gambe di Cristo sarebbe Grifonetto, Giuseppe da Arimatea sarebbe Gianpaolo Baglioni.

Pietro è l’uomo con la barba, sta guardando a sinistra da dove arriva la luce. Le linee prospettiche convergono al suo occhio e sembra che segua il visitatore che si muove.

In origine la pala era completata da una cimasa con l’immagine di Dio Eterno e da una predella con rappresentate le virtù teologali.

La verità teologica di questa pala è che la vicenda di Cristo che muore si può leggere soltanto guardando a Dio, sorretti dalle virtù teologali.

La lettura politica dell'opera è stata facilitata grazie ad Alessandra Oddo Baglioni, una discendente della famiglia, che ha riconosciuto nello sfondo del dipinto un castello di proprietà dei suoi avi. Si è quindi potuto stabilire che il paesaggio sullo sfondo rappresentava in parte un territorio con caratteristiche tipiche dell'Umbria e una parte con caratteristiche tipiche della zona romana. Inoltre, se guardiamo bene, sembra che alcuni personaggi tirino in un senso e Grifonetto, dalla postura e dal piede ben piantato, sembra tiri nel senso opposto. Il corpo conteso di Cristo è il simbolo della lotta tra il Papato, che da tempo mirava ad annettere Perugia, e la famiglia Baglioni, che non voleva cedere i propri territori.

Queste raffinatezze interpretative sembrano a noi incomprensibili, ma invece venivano colte benissimo dai contemporanei.

Alcuni particolari: gli occhi semiaperti del Cristo e lo zampillare del sangue dalle ferite fanno intendere una prossima vicina ripresa della vita,  la Maddalena che tiene la mano del Cristo con un fazzoletto mette in risalto il diverso colore dell’incarnato tra la vita e la morte.

La posizione della croce su cui è stato crocifisso Gesù è esattamente in asse col petto della Madonna: questo è il riferimento alla profezia di Simeone che, quando Gesù fu presentato al tempio, rivolgendosi alla Madonna disse:” Anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

Il soffione, fiore (tarassaco) che col vento semina i semi sulla terra, vicino alla firma, è una rappresentazione della vita eterna. 

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