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Chiesa San Giorgio ai tempi degli Sforza e Borromeo

 

 

Dalle prime testimonianze ai lavori di sistemazione dei nostri giorni

 

Ogni città, metropoli, paesino ha un suo punto focale che è rappresentato dalla “piazza”.
Anche noi di Imberido, abbiamo la nostra piazza, rimessa a nuovo da poco tempo, dove sorge la Chiesa di San Giorgio, patrono della nostra comunità. Chiesa che è andata a sostituire quella di San Francesco sita nella stessa piazza, ora adibita a saloncino parrocchiale. Va ricordato che la strada che ora vediamo portare alla chiesa di San Giorgio e costeggiare la stessa, non è sempre stata così.
Restauro della chiesa Nel febbraio del 1876, infatti, sono stati svolti dei lavori di ampliamento che ha spostato verso sinistra la strada che costeggiava la chiesa, collocandola nella posizione attuale.
La vecchia strada invece terminava, salendo da Guarnera, dove oggi sorge la scala, realizzata da poco, per accedere al piazzale della Chiesa. Tutti ci ricordiamo almeno una volta di aver visto ponteggi all’esterno o all’interno della Chiesa per svolgere lavori di conservazione della struttura o lavori di conservazione della struttura o lavori per abbellire la nostra chiesetta.
In occasione del progetto del 1993 di risanamento conservativo delle murature delle facciate esterne e del tetto, l’allora parroco don Giovanni Caloni aveva commissionato a Piergiorgio Figini di compiere una ricerca storica.
Questo studio aveva ribadito la difficoltà di stabilire l’epoca di costruzione della primitiva chiesa di Imberido. La sua ubicazione e la dedicazione a San Giorgio la metterebbero in relazione ad un’opera di fortificazione: castello, rocca, torre di guardia.

La chiesa non è citata dal “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” (Goffredo da Bussero) della fine del sec. XIII, ma è noto che da tale elenco sono escluse le chiese dedicate a San Giorgio.
L’esistenza della Chiesa è documentata dal verbale della visita pastorale dell’arcivesco Gabriele Sforza nel 1455.
L’edificio sacro  non viene descritto ma solo citato con la qualifica di “ecclesia”, dipendente da Oggiono “ipsi praepositurae subsunt….ecclesia sancti Georgici de Imberido”.
La prima descrizione della chiesa è data dalla visita pastorale del cardinale Carlo Borromeo del 1571. Il primo schizzo planimetrico è databile al 1576-77. Nel 1593-95 viene costruita la nuova chiesa di fianco all’antica di cui si conservano il campanile e il presbiterio trasformato poi in sacrestia.

Nella visita del 1759 si riscontrarono due novità. La nuova (e attuale) sacrestia e la vecchia sacrestia, già presbiterio dell’antica chiesa, vengono trasformate in ossario, mediante l’apertura della finestra sagomata verso settentrione e l’esecuzione di una decorazione pittorica di gusto barocchetto che copre gli antichi affreschi che peraltro ancora si intravedono sulla volta dell’ossario, ora centrale termica.
Tra il 1788 e il 1795 vengono compiuti notevoli lavori di ampliamento e di rifacimento: aggiunta del semicerchio absidale, demolizione della volta del presbiterio e costruzione della tazza coi quattro pennacchi, costruzione di un locale tra sacrestia e la cappella della Madonna.
Nella descrizione tecnica annessa all’atto di fondazione della parrocchia – 1853 – appare l’esistenza della cappella del Crocifisso. Le altre opere che hanno portato l’edificio alla struttura attuale sono state compiute Pianta della chiesapresubilmente tra il 1853 e il 1899.

 

 

1. muri quattrocenteschi.
2. muri demoliti in epoche diverse.
3. muri costruiti tra il 1593 e il 1595.
4. sagrestia costruita tra il 1689 e il 1759.
5. cor. tazza del presbiterio e vano presso la sagrestia, 1788 - 1795.
6. battistero e scala d'accesso all'organo costruita il 1853 e il 1866.
7. muri costruiti tra il 1866 e il 1899.
8. corridoio costruito nel 1907.

 

 

Come riportato nella relazione del nostro cittadino Andrea Castagna del dicembre 2003, in occasione dei lavori di rifacimento degli intonaci esterni nel 1995, si è avuto cnferma di quando ricostruito da Figini sulla base dei documenti e dei disegni conservativi negli archivi diocesani e di qualche lieve discordanza.
Infatti l’analisi diretta delle pareti senza intonaco ha evidenziato le regolarità e le discontinuità tra le varie murature, la loro diversa tessitura, i materiali usati, la chiusura e l’apertura di vani di passaggio e di finestre, l’aggiunta di lesene ed archi e di altri particolari come monoliti scolpiti a formare archi di monofore o mensole d’angolo.
Secondo il Figini la sagrestia è stata realizzata tra il 1689 e il 1759 ma non esplicita se la costruzione comprendeva anche il piano superiore. L’omogeneità delle murature dei due piani sembra confermare la loro contemporaneità.
Quando ancora non esisteva il corpo di fabbricato tra la cappella della Madonna e la sagrestia, l’accesso al piano superiore avveniva probabilmente da una scala esterna aperta, che saliva in direzione opposta rispetto all’attuale. A suffragare tale ipotesi, esiste nel vano scala una sporgenza di muro con randa inclinata contrapposta all’attuale rampa, un portoncino al primo piano con sogliain pietra, attualmente serrato, che si aprirebbe sul vuoto della scala attuale e la discontinuità e il non incatenamento tra il muro della sagrestia e quello della scala.
Il Figini afferma che tra il 1788 e il 1795, oltre al coro e alla tazza del presbiterio, viene realizzato un locale tra la sagrestia e la cappelle della Madonna e graficamente indica tale vano come la terza cappella di San Giovanni Bosco ed anche il corridoio di collegameto tra quesa e la sagrestia.
Se questo locale corrisponda allo stato attuale o più probabilmente abbia avuto parziali o radicali modifiche è da approfondire, ma di certo il corridoio di collegamento tra la sagrestia e la terza cappella è successivo e costituisce l’ultimo volme aggito alla chiesa.
Dal Cronicon parrocchiale risulta realizzato nel 1907; in esso infatti si legge “…..si fece il disimpegno…passando per la sagrestia e la penitenziara”. Lo testimonia inoltre la tessitura, il non incatenamento e l’uso di materiali di recupero diversi nella costruzione delle murature rispetto a quelle adiacenti e al copertura realizzata con una solettina inclinata di cemento armato.

 

A seguito dell’intervento di sistemazione da parte del Comune di Oggiono del sagrato e dell’area circostante la Chiesa di San Giorgio Martire si è posto il problema di prevenire un accesso alla chiesa senza barriere architettoniche. Presentato il progetto, questo è stato però bocciato.
I lavori invece sono stati realizzati e da poco concluso per quanto riguarda il solaio tra la sagrestia e il deposito al primo piano.
Il vecchio solaio era in travi di legno di altezza pari allo spessore del solaio, con interposti mattoni pieni posati di coltello che formano voltine leggermente arcuate, con soprastante pavimentazione in pianelle di cotto e sottostante plafone intonacato aggrappato direttamente alle travi di legno e ai mattoni, uniformemente tinteggiato color bianco. L’inpalcato presentava un imbarcamento molto accentuato: a metà del secolo si rilevava un abbassamento di circa 10 centimetri.
Il plafone era completamente  fessurato e lasciava intravedere la trama delle travi del solaio. Prima della demolizione del solaio si è provveduto  a recuperare, per quanto possibile, le pianelle in cotto del locale deposito al piano deposito al piano superiore per riposarle sul nuovo solaio, poiché tale pavimentazione, benché non pregiata, riveste un valore storico-documentale, le pianelle mancanti sono state integrate con altre simili per caratteristiche e formato, pur distinguendole da quelle antiche nelle campiture di posa.
L’intradosso del solaio non presentava elementi estetici di pregio: finito con intonaco tinteggiato color bianco era raccordato con le pareti perimetrali mediante gusce, intonaco a base di calce e tinteggiatura di color bianco.
Si è ritento ragionevole sostituirlo con un nuovo solaio in laterizio, anche in considerazione del fatto che tale struttura non è visibile.
Si è ritenuto poi opportuno procedere alla realizzazione di una nuova pavimentazione della sagrestia in marmo Rosso Verona.

 

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