Chiesa di San Giorgio - Imberido

 

Non ci sono notizie certe sulla vita e sulla esistenza stessa di San Giorgio.

Le poche informazioni provengono dalla “Passio Georgii” che già però il “Decretum Gelasianum” del 496 classifica tra le opere apocrife.

Secondo questa fonte Giorgio era nato verso l’anno 280 in Cappadocia (Turchia), figlio di Geronzio, persiano, e di Policromia, cappadoce, che lo educarono nella religione cristiana.

Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell’esercito di Diocleziano, comportandosi da valoroso soldato ed entrò quindi a far parte della guardia del corpo dell’imperatore.

Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso.

Giorgio dona ai poveri tutti i suoi averi e davanti alla corte si confessa cristiano; all’invito dell’imperatore di sacrificare agli dei si rifiuta, è sottoposto a spettacolari supplizi e poi buttato in carcere, protagonista di episodi strabilianti, difficilmente credibili. L’imperatore lo condanna alla fine alla decapitazione.

Le reliquie sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana di rito greco-ortodosso a Lydda (oggi Lod, presso Tel Aviv, in Israele).

 

Chiesa San Giorgio

 

Il culto per il martire inizia quasi subito, ma la figura di san Giorgio mentre affronta il drago,simbolo della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno, risale ad una leggenda medioevale, durante il periodo delle crociate (il giovane cavaliere Giorgio trafigge con la sua lancia un drago pronto ad uccidere con il suo fiato la giovane figlia del re).

 

La Chiesa di San Giorgio domina da un poggio il panorama delle colline e dei laghi dell’alta Brianza, fino all’arco delle Alpi. Sorge sulla piazza, rimessa a nuovo da poco tempo.

 

Notizie storiche

La sua ubicazione e la dedicazione a San Giorgio la metterebbero in relazione ad un’opera di fortificazione: castello, rocca, torre di guardia. La chiesa non è citata dal “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” (Goffredo da Bussero) della fine del sec. XIII, ma è noto che da tale elenco sono escluse le chiese dedicate a San Giorgio.

 

Epoca

È difficile stabilire l’epoca di costruzione della chiesa primitiva. L’esistenza della Chiesa è documentata dal verbale della visita pastorale dell’arcivescovo Gabriele Sforza nel 1455.

L’edificio sacro non viene descritto ma solo citato con la qualifica di “ecclesia”, dipendente da Oggiono “ipsi praepositurae subsunt….ecclesia sancti Georgii de Imberido”.

 

Dai documenti

La prima descrizione della chiesa è data dalla visita pastorale del cardinale Carlo Borromeo del 1571. Il primo schizzo planimetrico è databile al 1576-77. Nel 1593-95 viene costruita la nuova chiesa di fianco all’antica (demolita tra il 1595 e il 1604) di cui si conservano il campanile e il presbiterio trasformato poi in sagrestia. Nella visita del 1759 si riscontra un cambiamento: vi è una nuova sagrestia e la vecchia sagrestia, già presbiterio dell’antica chiesa, risulta trasformata in ossario, mediante l’apertura di una finestra sagomata verso settentrione e l’esecuzione di una decorazione pittorica di gusto barocchetto che copre gli antichi affreschi. Questi peraltro ancora si intravedono sulla volta dell’ossario, ora centrale termica.

Tra il 1788 e il 1795 vengono compiuti notevoli lavori di ampliamento e di rifacimento: viene aggiunto il semicerchio absidale, si demolisce la volta del presbiterio e si costruisce la tazza coi quattro pennacchi, si realizza un locale tra la sagrestia e la cappella della Madonna (terza cappella di destra dedicata a san Giovanni Bosco).

Nella descrizione tecnica annessa all’atto di fondazione della parrocchia (29 ottobre 1853) appare l’esistenza della cappella del Crocifisso. Le altre opere che hanno portato l’edificio alla struttura attuale sono state compiute presumibilmente tra il 1853 e il 1899.

Dal Cronicon parrocchiale risulta realizzato nel 1907 il corridoio di collegamento tra la sagrestia e la terza cappella. In esso si legge “…si fece il disimpegno… passando per la sagrestia e la penitenzieria”. Lo testimonia la tessitura, il non incatenamento e l’uso di materiali di recupero diversi nella costruzione delle murature rispetto a quelle adiacenti e la copertura realizzata con una solettina inclinata di cemento armato.

 

Restauri

In occasione dei lavori di rifacimento degli intonaci esterni nel 1995, si è avuto conferma di quanto ricostruito da Piergiorgio Figini sulla base dei documenti e dei disegni conservati negli archivi diocesani e di qualche lieve discordanza (relazione dell’arch. A. Castagna - dicembre 2003).

L’analisi diretta delle pareti senza intonaco ha evidenziato le regolarità e le discontinuità tra le varie murature, la loro diversa tessitura, i materiali usati, la chiusura e l’apertura di vani di passaggio e di finestre, l’aggiunta di lesene ed archi e di altri particolari come monoliti scolpiti a formare archi di monofore o mensole d’angolo. Secondo il Figini la sagrestia è stata realizzata tra il 1689 e il 1759, ma lo stesso non esplicita se la costruzione comprendeva anche il piano superiore. L’omogeneità delle murature dei due piani sembra confermare la loro contemporaneità.

 

Esterno

La facciata, a falde spioventi, presenta un portale in serizzo con la dedicazione al Santo Patrono, sovrastato da un oculo con vetrata.

 

Interno

La chiesa è ad un unica navata, con sei cappelle laterali.

Entrando, sulla destra incontriamo:

 

I° cappella

Al centro il quadro della Deposizione di Cristo, opera del pittore imberidese Francesco Muttoni; sulla sinistra il fonte battesimale ligneo.

 

II° cappella (cappella della Madonna)

Costruita tra il 1595 e il 1604, presenta una decorazione risalente al XVIII° sec. La tela raffigurante la Madonna della neve, databile ai primi decenni del XIX° sec., sovrasta un piccolo altare marmoreo policromo. Sulla sinistra un affresco che rappresenta san Giuseppe, del pittore Quarnieri.

 

III° cappella

Una tela della metà del secolo scorso del pittore Francesco Muttoni raffigura san Giovanni Bosco con la Chiesa Parrocchiale e il nuovo oratorio in progetto da realizzare attorno alla chiesetta di san Francesco.

 

Altare MaggioreChiesa

È in marmo policromo, in stile barocco.

Sulle pareti ai lati della Mensa Eucaristica sono collocate due tele:

– a destra: Gesù perdona la peccatrice.

– a sinistra: Gesù accoglie la richiesta del centurione romano.

Sulle pareti del catino absidale i dipinti recano la firma di Sante Prinate e la data 1710.

Rappresentano:

a destra: Gesù che sale al Calvario portando la Croce.

a sinistra: L’Immacolata (con il dragone sotto i piedi, la luna e le dodici stelle) con la rappresentazione dei misteri del Rosario.

Nella parte alta una pregevole tela del XVII° sec. firmata Alibani raffigura l’Annunciazione, con giochi di luce che mettono in risalto i protagonisti.

La volta sopra l’altare, la cupola ellissoidale in cui è rappresentato il Trionfo dell’Eucarestia tra angeli osannanti e i quattro Evangelisti negli spicchi laterali sono stati affrescati dal pittore oggionese Pasquale Agudio (1898).

 

IV° cappella

Al centro un confessionale di pregevole fattura. Sulla destra una tela di Quarneri che raffigura la morte di san Giuseppe, in cui è evidenziata la dolcezza dell’amore filiale verso il padre.

 

V° cappella (cappella del Crocifisso)

Costruita tra il 1795 e il 1853. Al centro è collocato un crocifisso ligneo di semplice fattura e sulla destra un affresco di Paolo Cattaneo che raffigura san Giorgio. Sulla sinistra il Battesimo di Gesù, tempera strappata, che in origine era dipinto sotto la finestra nella cappella ove era collocato il battistero, dietro un vecchio confessionale.

 

VI° cappella

Sulla parete centrale un quadro dedicato all’Assunzione, che raffigura gli Apostoli condotti dagli angeli a Gerusalemme per l’assunzione di Maria, con la figura del Cristo circondato dalla moltitudine degli angeli in cielo.

 

Nella volta della navata è affrescata l’Incoronazione della Vergine, scandita da settori policromi con losanghe decorative.

 

Sotto la balconata che accoglie l’organo e la cantoria, si sviluppa una struttura dinamica a schema geometrico raffigurante l’Apocalisse, opera eseguita nell’anno 2000 dal pittore argentino Duilio Gabriel Lopez residente a Nesso (Co).

 

Le quattro vetrate policrome nelle lunette delle cappelle laterali, raffiguranti i misteri del Rosario, sono state realizzate nel 2006 dalla Vetreria Toia su disegno dell’artista Stefania Gallazzi di Busto Arsizio (Va).



Filmato Battistero

Filmato interno del Battistero in alta risoluzione, concesso dal Sig. Gianni Frigerio

Abside Battistero